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E' morto Steve Jobs creatore del mondo Apple, industria informatica americana che ha rivoluzionato
il mondo del computer, del cinema d’animazione della musica digitale. Un genio del nostro secolo,
un uomo che trasformato un apparecchio inizialmente in apparenza inutile in un congegno dal design
irresistibile con software geniali la maggior parte "a prova di stupido".
Per capire meglio di chi stiamo parlando potrebbe essere utile leggere alcune biografie come "Apple
Pixel Mania" di Cyril Fieve o "Nella testa di Steve Jobs" di Kahney Leander o vedere il film
"I pirati della Silicon Valley" regia di Martyn Burke.
Un genio come detto ma non sicuramente un santo da venerare per quanto riguarda i rapporti umani
e le condizioni di lavoro applicate ai suoi dipendenti. Segue ora per farsi un'idea del mondo Apple
dalla parte dei lavoratori impiegati uno stralcio di artcolo tratto da "IN THESE TIMES" http://www.inthesetimes.com/working/entry/11863/remembering_steve_jobs_record_on_workers_rights/
(traduzione di Pietro Lunetto e Maurizio Acerbo)
articolo trovato su http://www.controlacrisi.org/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=18016
Secondo l’ex CEO di Intel Andy Grove, nel 1970 vi erano circa 150.000 americani che lavoravano
nell’industria dei computer. Tra il 1970 ad oggi l’industria del computer é cresciuta da 20 miliardi
all’anno a 200 miliardi all’anno. Al suo picco l‘industria dei computer impiegava circa 2 milioni di
persone negli Stati Uniti.
Ora, gran parte delle lavorazioni di computer sono fatte oltreoceano, ci sono solo 150.000 lavoratori
americani impiegati nell’industria dei computer, secondo Grove, che vorrebbe invertire questa
tendenza. Un industriale come Jobs ha spedito la gran parte delle sue lavorazioni oltreoceano per
avvantagiarsi del lavoro a basso costo ma nel frattempo il deficit commerciale degli Stati Uniti
per i prodotti high tech é cresciuto. Era 31.2 miliardi l´anno scorso ma é già 43.6 miliardi quest’anno
secondo l’ufficio dei censimenti degli Stati Uniti.
Le pratiche lavorative applicate in molti dei paesi che producono per Apple potrebbero scioccare
molti dei liberals che lodano l’eredità di Jobs.
Apple ha continuato ad utilizzare un terzista cinese, Foxconn, per produrre i suoi iPad a iPhone
nonostante le accuse per le orribili violazioni dei diritti dei lavoratori.
Foxconn come routine forza i lavoratori a lavorare da 2 a 3 volte di più dell’orario di lavoro consentito
in Cina, li fa lavorare in maniera brutale e spesso in condizioni insalubri, ad un punto che ha provocato
parecchi incidenti, come riportato da Michelle Chen per Working In These Days.
Queste condizioni di lavoro hanno portato al suicidio di 10 lavoratori Foxconn dello stabilimento di
Shenzen nel solo 2010.
Il problema dei suicidi negli stabilimenti cinesi della Foxconn é diventato così drammatico che la
compagnia ha steso dei fili d’acciaio per evitare che i lavoratori si gettassero nel vuoto suicidandosi.
Nel giugno 2010, lo stesso mese in cui Jobs svelava la nuova versione dell’iPhone, il giornale inglese
Daily Mail pubblicava un servizio sulle condizioni di lavoro nel complesso delle fabbriche della
Foxconn a Shenzhen.
E’ il caso di riportarne un pezzo :
Abbiamo incontrato un mondo inquietante dove i nuovi assunti sono forzati lungo linee come soldati,
gli e’ ordinato di riposarsi durante l’ inno dell’ azienda e vengono mantenuti in baracche come galline
in batteria, tutto questo per poco piu di 20 sterline la settimana.
In quella che è stata ribattezzata la “fabbrica dell’ i-Incubo“ lo scandalo si è concentrato in 2 tentacolari
complessi vicino Schenzhen, che due decadi fa era un piccolo porto di pescatori e adesso una città di 17 milioni di abitanti.
Questo è l’epicentro delle operazioni della Foxconn, il piu grande esportatore cinese, che produce prodotti su licenza Apple utilizzando circa 420.000 lavoratori nello Schenzen. Ne impiega circa 800.000 in tutta la Cina .
E mentre Jobs stava parlando a San Francisco annunciando il nuovo iPhone, nuove misure stavano per essere introdotte segretamente alla Foxconn per prevenire che lo scandalo dei suicidi peggiorasse e danneggiasse le vendite di Apple a livello mondiale. Sorprendentemente, questo includeva l’obbligo per tutti i lavoratori Foxconn di firmare un documento legale con la promessa che non si sarebbero suicidati.
Invece di cancellare i suoi contratti con Foxconn e riportare le produzioni negli Stati Uniti la Apple ha assunto una squadra di specialisti per la prevenzione dei suicidi per emettere delle raccomandazioni incluso "un migliore addestramento per il personale delle linee, dei consiglieri per aiutare a prendersi cura di sé e un migliore monitoraggio per verificare l’efficacia delle misure"
Apple normalmente utilizza fabbriche al di la dell’oceano che hanno gia violato in passato i diritti dei lavoratori, ma raramente cancella i contratti con queste fabbriche e riporta la produzione negli Stati Uniti. Secondo le informazioni tratte dalla "relazione sulla responsabilità dei fornitori”, meno di un terzo delle fabbriche usate da Apple non forzano i lavoratori a lavorare piu di 60 ore alla settimana. Sempre secondo questo documento soltanto il 57% delle sue fabbriche è in regola con le procedure interne per la prevenzione degli infortuni. In questo rapporto si sono riscontrate circa 95 fabbriche che non fanno ispezioni regolari sulla sicurezza e 54 non hanno equipaggiato i lavoratori con il giusto equipaggiamento per la loro sicurezza. Apple potrebbe riportarsi il lavoro a casa, sotto la sua diretta supervisione, per garantire condizioni di lavoro accettabili o almeno riconoscere che la sua rete di approvvigionamento tutta oltre oceano dipende dal basso costo del lavoro e che questo crea delle pericolose sviste. Invece, la risposta di Apple alle sistematiche violazioni dei diritti dei lavoratori da parte dei suoi fornitori è stata la cancellazione del contratto con solo 2 fabbriche.. Sul fronte interno, le pratiche lavorative di Apple sono ben lontane dall’essere perfette, come dei recenti dati dei lavoratori delle rivendite della Apple hanno portato alla luce. Nelle sue rivendite Apple preferisce assumere lavoratori part time e mantiene part time quei lavoratori che vorrebbero lavorare full time. Il risultato è che molti di loro non si possono permette l'assicurazione sanitaria aziendale, come ha riportato Josh Eidelson il mese scorso su Working In These Times. Come se non bastasse Apple ha ricevuto una denuncia per discriminazione da alcuni dipendenti piu anziani che dicono di essersi visti negate una promozione o alcune opportunita’ di lavoro a causa della loro età (chiunque sia mai andato in un negozio Apple avrà notato che la quasi totalità dei dipendenti è sotto i trenta anni).
A questo punto ci potremmo aspettare che Apple tratti bene almeno gli ingegneri informatici che tutti gli invidiano. E invece no: Jobs sta affrontando una causa perchè sembra che la Apple abbia infranto le leggi antitrust contattando altre compagnie nel campo dell‘informatica per tenere artificialmente bassi i salari degli ingegneri informatici. Una inchiesta del 2009 del dipartimento di giustizia Americano ha mostrato che Apple è una delle tante societa che non effettuavano contatti con i dipendenti di altre aziende, distruggendo cosi il meccasimo di domanda e offerta di lavoro.
Mentre Jobs ha rivoluzionato l’industria del computer le relazioni con il mondo del lavoro della sua azienda è quella tipica delle aziende multinazionali, che hanno al centro una sola cosa: lo sfruttamento dei lavoratori a favore del profitto.
Jobs sta affrontando una malattia molto seria ma è un malcostune dei giornalisti economici non menzionare gli abusi sui diritti dei lavoratori del suo lungo regno come CEO di Apple.
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